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     Joel Smets - il Leone delle Fiandre

 

                                          

                                           Foto : Enzo Tempestini

 

Noi appassionati italiani abbiamo la bocca buona, e a forza di vedere Rossi, Biaggi e Capirossi fare a sportellate sui circuiti di tutto il mondo ci siamo abituati alle lotte tra connazionali; possiamo quindi facilmente immaginare cosa abbiano provato negli anni ’90 e primi 2000 i tifosi belgi.

Chissà se è stato un caso, una fortunata quanto assurda coincidenza, oppure il frutto di un vivaio praticamente inesauribile; sta di fatto che nella storia del cross (e dello sport in generale) ben raramente è capitato che contemporaneamente si sfidassero piloti capaci di frantumare l’uno il record dell’altro, e che questi piloti fossero tutti della stessa nazione. Lo “schema” logico e cronologico, infatti, vuole che per ogni grande campione ci sia un’era, e che lo scadere di quest’era sia segnato dall’avvento di un nuovo dominatore; invece il mondiale degli anni ’90 è stata l’era di tanti straordinari campioni, tra cui due fenomeni belgi che hanno avuto una carriera a lungo “in parallelo” imponendosi come i più forti in assoluto, ma che inevitabilmente hanno finito per scontrarsi e rubarsi a vicenda gloria e vittorie: Stefan Everts e Joel Smets. Dietro a loro un altro belga, Marnicq Bervoets, terzo incomodo di altissimo livello, costretto ad inchinarsi sempre e solo ai due più quotati connazionali.

Del magnifico terzetto Smets è sempre stato considerato il “vice”, quello che al Nazioni doveva coprire le spalle ad Everts; ed avere un vice capace di vincere 5 mondiali e 57 GP (secondo vincitore di tutti i tempi, proprio dietro al campionissimo) può dare meglio di ogni altra cosa l’idea di quanto sia stato forte Stefan. Joel Smets nasce il 6 aprile 1969 a Mol, nelle Fiandre, ma la sua carriera nel cross comincia relativamente tardi, a 17 anni (a quell’età Everts, tanto per fare il paragone, correva già nel mondiale), quando lo zio gli regala una moto. Tuttavia il giovane Joel si fa largo rapidamente in quella che diventerà la “sua” maniera: di forza. E il 10 aprile 1989, cioè solo tre anni dopo aver iniziato a correre, esordisce nel mondiale sul sabbioso tracciato olandese di Valkenswaard, che nel tempo si rivelerà il suo terreno di caccia preferito.

                 

                  Foto : Claudio Cabrini

La crescita di Joel è costante e nel 1992 cominciano ad arrivare i primi risultati di prestigio: in sella ad una Honda chiude il mondiale 500 in quarta posizione, affermandosi come futuro protagonista della classe maggiore; probabilmente, però, nessuno ancora immagina che lui da solo sarà in grado di tenere in vita un campionato che, con gli addii in massa dei vecchi campioni e delle grandi Case giapponesi, ha perso praticamente tutti i motivi d’interesse. A conferire definitivamente a Joel il ruolo di “salvatore della 500” ci pensa anche il destino. Alcune ardite Case europee, infatti, decidono di schierarsi al via del mondiale con delle nuove motociclette a 4T e, per dimostrare la validità dei loro progetti, ingaggiano il meglio che il mercato della classe regina possa offrire: Jacky Martens (già dal ’92) alla Husqvarna e Smets alla Husaberg, una Casa svedese formata in pratica da un gruppo di ingegneri che si sono opposti alla cessione di Husqvarna al Gruppo Cagiva.

La scommessa si rivela azzeccata fin da subito: Jacky Martens vince il titolo del ‘93 e Smets, che in Germania (Teutschenthal) conquista il primo Gran Premio della carriera, completa il trionfo dei 4T terminando terzo. Nel 1994 la Husaberg abbandona le corse e le moto vengono prese in gestione dai fratelli Guido e Alvaro Vertemati, che le portano in gara col loro nome: Joel si dimostra spesso il più veloce in pista, vince due Gran Premi e 6 manches, ma è ancora troppo discontinuo per migliorare il numero 3 sulla sua tabella; il titolo va quindi allo svedese Marcus Hansson, che ha la meglio su Martens dopo un finale thrilling.

                                          

                                           Foto : www.Erbinspictjers.be

 

La consacrazione di Smets però è nell’aria. Nel 1995 torna a guidare la Husaberg (passata sotto il controllo di KTM) e, conquistata subito la leadership del campionato, dà vita ad un magnifico duello con Trampas Parker, che porta in gara la nuovissima KTM 360 2T per diventare il secondo “Mister 875” (titolo vinto in tutte e tre le classi) della storia dopo Eric Geboers. E’ uno scontro eccezionale, che racchiude in sé concetti di guida e di moto completamente diversi: la fisicità di Joel contro lo stile di Chad, la potenza della Husaberg 4T contro l’agilità della KTM 2T. Gli altri possono solo raccogliere le briciole che i due campioni lasciano quando hanno problemi; ad esempio a Cingoli, nel GP d’Italia, i due sono protagonisti di una gara piena di colpi di scena, che solo chi ha vissuto dal vivo può immaginare. Smets si trova male con la pista, mentre Parker è in forma smagliante; nella prima manche, però, il motore del prototipo KTM tradisce l’americano mentre è al comando (la sfuriata di Chad sul piazzale di partenza e poi ai box è entrata nella storia del Tittoni), e la vittoria nella seconda uscita è una magra consolazione: il GP lo vince Delepine e Smets, che dal canto suo ha racimolato solo un sesto posto in gara-1, conserva la leadership del campionato. Il campionato prosegue su questa falsariga fino all’ultimo GP in Germania, dove Joel può permettersi di cedere la vittoria al pilota di casa Lacher e poi al compagno di squadra Geukens, tagliando il traguardo in una doccia di champagne. La trionfale stagione (Smets vince anche il titolo nazionale) si chiude con una straordinaria vittoria del Belgio al Cross delle Nazioni di Sverepec, in Slovacchia, dove il nuovo “Leone delle Fiandre” (in squadra con Everts e Bervoets) è protagonista di una prestazione eccezionale, che proietta definitivamente lui e la Husaberg 4T sotto i riflettori mondiali.

                                         

                                          Foto : www.Erbinspictjers.be 

    

Nel 1996 “Smetske” e la Husaberg duellano ancora con la KTM 360, ma stavolta a guidarla è il neozelandese Shayne King. Joel si trova esattamente nel ruolo che era stato di Parker l’anno prima: inseguitore tenace, costretto a combattere contro un avversario concreto, veloce e bravissimo a tenersi alla larga dai guai, mentre a lui ogni tanto va storta qualcosa. Il campione del mondo è ulteriormente migliorato sul piano tecnico, sviluppando una velocità da riferimento anche sui terreni duri, ma spesso e volentieri è vittima di cattive partenze e problemi di vario genere (tra cui un infortunio al ginocchio che lo condiziona per tutta la stagione). Smets, pur imponendosi solo nel GP di Sverepec, riesce comunque a rimanere in lizza per il titolo fino all’ultimo, e solo un finale di stagione zeppo di errori per la troppa foga consente a King di laurearsi campione con relativa tranquillità (sarà l’ultimo alloro iridato per una moto a 2T nel mondiale 500). Al Nazioni, sulla tecnica pista spagnola di Jerez, nessuno riesce a contenere lo strapotere degli americani, e Joel ed il team belga devono accontentarsi del terzo posto (dietro anche alla Francia).

Il pilota di Mol prepara la rivincita per il ’97, incurante del fatto che lentamente il “suo” campionato si sta riempiendo di nuovi protagonisti e nuove moto (Andrea Bartolini, infatti, arriva dalla 250 per correre con la nuova Yamaha 400 4T). La stagione per Joel fila liscia come l’olio, nessuno è in grado di contrastarlo seriamente ed il secondo titolo arriva addirittura con una gara d’anticipo (erano anni che non succedeva nella 500), in Lussemburgo, davanti ad una miriade di tifosi belgi. Tifosi che accorrono in massa anche a Nismes, per vedere la squadra di casa (composta dal solito dream team Smets - Everts – Bervoets: due campioni del mondo ed un vice in carica) dominare il Cross delle Nazioni; Joel non vince, anzi quando Everts è in pista gli copre le spalle, ma è sempre quello che emoziona più di tutti, combattendo un magnifico duello con Jeff Emig nella prima manche (tra l’altro Jeff si rifiuta di stringergli la mano sul podio).

                                     

                                      Foto : www.Erbinspictjers.be

Il 1998 comincia sotto una cattiva stella per il nostro Leone: ritiro per la rottura dei raggi della ruota nella prima manche del primo GP (a Mantova). Superato l’impaccio iniziale, Joel torna però ad essere l’irresistibile rullo compressore dell’anno prima e l’unico in grado di dargli filo da torcere è Andrea Bartolini, che però paga l’inaffidabilità di una Yamaha ancora troppo acerba e soprattutto un femore fratturato nel finale di stagione. In questa stagione per la prima volta Smets ed Everts si affrontano in un GP iridato: Joel infatti corre il GP del Belgio 250 a Keiheuvel, su una KTM, e coglie due settimi posti, mentre Stefan corre a Namur con la Honda e stravince le due manches (sarà questa l’ultima affermazione assoluta di una moto a 2T in un Gran Premio della 500), rifilando l’unica grande batosta dell’anno al campione fiammingo, che conclude il campionato con 6 GP vinti (13 manches) e 74 punti di vantaggio sul secondo Darryll King. L’annata, dopo la vittoria individuale alla Sei Giorni di enduro in Australia, si chiude in modo amaro per il Smets, che si rompe un braccio e deve saltare il Nazioni di Foxhill (ugualmente vinto dal Belgio, con Joel che attende Everts alla fine della terza manche sventolando la bandiera belga). Nel 1999 arrivano altri grandi piloti come Puzar, Demaria e Karlsson e debutta la nuova KTM 520 4T, per una  stagione che si preannuncia entusiasmante come nei gloriosi anni ‘80. Smets però pare non essere dello stesso avviso, deciso com’è a legittimare una volta di più la sua supremazia: dopo due Gran Premi è in testa al campionato e per gli avversari è già ora di inseguire. Ma nella prima manche in Austria, dopo circa mezz’ora di gara, fa capolino un problema tecnico che perseguiterà la Husaberg di Joel per tutta l’estate, sulle piste di mezza Europa: la moto si surriscalda al punto da costringere il pilota a fermarsi o addirittura a ritirarsi, e i tecnici della Casa svedese, incapaci di risolvere il problema, sono costretti a sperare in giornate fresche, o ad approntare rimedi a dir poco grotteschi (in Repubblica Ceca aspettano il loro pilota nell’area rifornimenti e cercano di raffreddare il motore con secchiate d’acqua). Per Smets, che nonostante tutto dà l’anima ogni volta che scende in pista ma entro la fine del campionato è costretto a totalizzare ben 8 “zeri”, la situazione è frustrante; il rapporto tra il campione e la Husaberg si incrina, al punto che a fine agosto Joel annuncia il suo passaggio alla KTM per il 2000, e le vittorie negli ultimi Gran Premi stagionali (quando le temperature sono un po’ più basse) servono solo a chiudere in bellezza l’avventura di un’accoppiata entrata di diritto nella storia del motocross. I guai tecnici attanagliano Smets anche in occasione del Cross delle Nazioni brasiliano, ma stavolta a fermare la Husaberg nella terza manche è una sassata (scagliata dalla ruota di Bartolini) che trancia di netto il cavo dell’alimentazione, e così il Belgio è relegato al terzo posto dietro ad Italia e Francia.

                                               

La stagione 2000 segna finalmente il ritorno della 500 al rango di “classe regina” a tutti gli effetti: infatti, oltre ai “vecchi leoni” Smets, Bartolini e Johansson, dietro al cancello si schierano anche le altre due grandi star belghe Everts e Bervoets. La grande delusione arriva proprio da Stefan, attesissimo nuovo ingaggio della Husqvarna, che mette insieme poco più di un quarto d’ora di mondiale tra infortuni e beghe contrattuali; il binomio Smets – KTM, invece, è in perfetta sintonia fin dalle prime uscite, e per Joel è veramente una stagione da schiacciasassi. 12 Gran Premi vinti (di cui 8 di fila con 10 doppiette) su 16, 25 vittorie (di cui 14 consecutive) su 32 partenze, sempre a punti in tutte le manches, Campione del Mondo a Namur con tre prove d’anticipo e con 152 punti di vantaggio su Bervoets, secondo. Questi numeri sono più che sufficienti a rendere l’idea dell’umiliante superiorità di Joel, ma alcuni episodi in particolare hanno decisamente contribuito a creare il “personaggio” Smets, quello che tutti ricorderanno capace di entusiasmare le folle con prove ai limiti dell’incredibile. Ad esempio le clamorose rimonte, su tutte quella di Kester (Belgio): al via della prima manche il cancelletto si abbassa a sproposito e Smets parte quando gli altri sono già quasi alla prima curva, percorrendo mezzo rettilineo col braccio alzato per protestare. Realizzata la situazione, però, il Leone delle Fiandre (mai soprannome più appropriato per questa circostanza) si lancia a testa bassa, scavalca gli avversari come birilli e all’ultimo giro raggiunge e supera Darryll King al comando, tra l’entusiasmo incontenibile dei tifosi. Ancora più sintomatica del carattere di questo pilota straordinario è la prova offerta a Roggenburg, nell’ultima manche stagionale: Joel, già ampiamente campione, cade al via e si ferisce ad un gomito, ma in mezzo al pantano e con un giro di ritardo decide comunque di continuare la gara, si sdoppia e conclude in dodicesima posizione, raccogliendo quattro miseri ed insignificanti punti. Le conseguenze di questa caduta si fanno pesantemente sentire la domenica successiva, al Cross delle Nazioni francese, dove Smets si presenta in condizioni menomate; addirittura prima dell’ultima manche, visto il forte dolore al braccio, il team manager belga Joel Robert consiglia al campione della KTM di non prendere il via, ma lui è fermamente deciso a dare il suo contributo ed alla fine raccoglie un prezioso nono posto che porta il Belgio sul terzo gradino del podio.

                                       

                                        Foto : Enzo Tempestini

Il grande duello Smets – Everts, rinviato nel 2000 per colpa di Stefan, arriva finalmente nel 2001. Entrambi sono alla ricerca del quinto titolo: Joel lo vuole per eguagliare Roger de Coster nell’albo dei più grandi vincitori della 500, mentre Stefan ha messo da parte i problemi e vuole vincere per diventare il secondo Mr. 875 della storia. La chiave della stagione, secondo molti, è già alla prima gara in Spagna, dove Smets, in testa, cade e lascia la vittoria al rivale, che così acquista da subito quella convinzione che stava cercando; Everts si sblocca e torna il fenomeno capace di sconfiggere qualunque avversario con la sua classe e, soprattutto, con quella solidità mentale che proprio adesso sta mancando a Smets. Il campione in carica, infatti, come nel ’96 soffre la posizione di inseguitore, cerca di recuperare attaccando ogni centimetro di pista, colleziona pole position con distacchi abissali, ma spesso e volentieri commettere errori “di foga” che spianano la strada ad uno Stefan leggermente meno veloce, ma molto più redditizio nella guida. In Germania Joel eguaglia il record dei GP vinti in 500 (36) detenuto da de Coster, poi verso metà stagione sopraggiunge un problema muscolare che permette ad Everts di prendere letteralmente il volo; vincere le ultime quattro gare (con il ritiro di Stefan in Olanda) serve solo a tenere in vita il campionato fino all’ultima prova, ma in classifica Smets è costretto ad accontentarsi del secondo posto. Delusione ancora più grande arriva dal Cross delle Nazioni, che si corre nella mitica Namur. Il Belgio schiera Everts in 500, il vicecampione 125 Ramon e Smets sulla 250 2T, perché Stefan vuole a tutti i costi scendere in pista con la moto che gli ha regalato il titolo. Sulla carta la squadra è la grande favorita, ma Joel sulla quarto di litro si trova male (come aveva già dimostrato nell’estemporanea apparizione nel mondiale 98) ed infatti guida contratto, commette tantissimi errori ed accusa anche qualche problema tecnico, così, per via dei suoi disastrosi risultati, il Belgio viene superato dalla Francia nella classifica finale. A fine gara il campione di Mol non vuole nemmeno salire sul podio, ma alla fine si presenta con gli occhi lucidi, accompagnato da Joel Robert.

                        

                         Foto : Enzo Tempestini

 

Il 2002 per molti è l’ultima stagione del “grande Smets”: Joel, infatti, ha 33 anni e si è preparato al meglio per riconquistare il titolo sottrattogli da Everts. Le prime due gare della stagione lo vedono inarrivabile trionfatore, come sempre velocissimo sul giro e finalmente meno incline all’errore, ma la sfortuna è pronta a tirargli una serie di brutti colpi: s’infortuna in Germania e Francia, rompe a Castiglione del Lago e cade al via in Austria. Poi finalmente si riprende: vince in Bulgaria (nonostante la rottura del freno posteriore), finisce secondo in Svezia dopo un duello stellare con il miglior Everts della stagione e conquista altre tre vittorie di fila, ma ormai Stefan ha un vantaggio tale da confermarsi campione con un GP d’anticipo. Nell’ultima gara stagionale, in Russia, Joel lascia la vittoria al suo compagno di squadra Garcia Vico, che così conquista il terzo posto nella generale davanti a Bervoets, e a fine gara afferma che senza gli ordini di scuderia non avrebbe mai lasciato passare Vico, soprattutto per via della grande amicizia che lo lega a Marnicq. Forse questo è l’inizio della fine tra Smets e la KTM.

                          

                           Foto : Enzo Tempestini

 

Nel 2003 il campione di Mol stupisce di nuovo tutti, decidendo di prendere il via in due classi: la 650 (ex 500) e la MotocrossGP (che riunisce i 250 2T e i 450 4T). Questa soluzione sarà successivamente copiata da molti piloti, tra cui Everts, che ne trarrà enorme giovamento.

                            

                             Foto : Enzo Tempestini

Nelle prime tre gare MXGP il confronto Everts – Pichon – Smets vede prevalere nettamente il francese sulla Suzuki 250, poi a Montevarchi Everts pesca il jolly decidendo di correre in 125 per riscaldarsi in vista della MXGP e cambia ritmo di colpo, rendendosi “irreperibile” per tutta la stagione. Contemporaneamente Pichon si “affloscia” e così è di nuovo il vecchio Leone l’avversario più agguerrito di Stefan; in alcune gare i due danno vita a duelli straordinari (memorabile il GP di Namur, che si risolve a favore di Everts solo all’ultimo giro), ma a conti fatti Joel non riesce a piazzare nemmeno una zampata, complice anche una moto leggermente inferiore alla Yamaha. A fine stagione perde le motivazioni e si rassegna all’ennesimo secondo posto.

                                    

                                     Foto : Enzo Tempestini

                                   

                                    Foto : Enzo Tempestini

 

Contemporaneamente a questa delusione arriva però il quinto titolo iridato, nella 650: in questa categoria, improvvisamente svuotata dei suoi principali contenuti, Smets è l’unico grande campione in pista e domina in lungo e in largo vincendo qualcosa come 10 GP su 12. A fine stagione l’appuntamento col Nazioni è a Zolder, dove dopo due anni tornano in gara gli americani. L’attesa sfida Everts – Carmichael si risolve nettamente a favore dello yankee, ma nel computo complessivo il Belgio è campione a squadre, grazie anche al terzo posto di Joel.

                              

                               Foto : Enzo Tempestini

E’ questa l’ultima apparizione di Joel Smets su una KTM. Già a metà stagione erano trapelate voci secondo cui “Smetske” non aveva più voglia di correre con la Casa austriaca, colpa soprattutto dell’incapacità di fornirgli una 450 all’altezza della Yamaha di Everts, ed era invece sempre più attratto dall’idea di lavorare per una Casa giapponese: l’offerta della Suzuki per sviluppare e portare in gara la nuovissima 450 4T era l’ultima grande occasione della carriera, e Joel (prossimo a compiere 35 anni) non poteva farsela scappare.

                                

                            

                             Foto : Enzo Tempestini

I primi approcci con la gialla gestita da Sylvain Geboers sono più difficoltosi di quanto sperato: Smets capisce che c’è molto lavoro da fare, ma naturalmente non si perde d’animo e si presenta carichissimo al primo appuntamento stagionale, lo Starcross di Mantova, dove però cade lesionando i legamenti del ginocchio destro. L’unica soluzione per tornare in perfetta forma è l’intervento chirurgico, con conseguente lungo stop, ma Joel non vuole lasciare Kevin Strijbos (che è giovane ed inesperto) da solo nello sviluppo della moto, e soprattutto non vuole assolutamente buttare via un inverno di lavoro; così decide di posticipare l’intervento, seguire una rieducazione intensissima ed andare avanti finché la situazione sia sostenibile. Il mondiale comincia ma il neo-pilota della Suzuki è palesemente a disagio: troppo condizionato dal ginocchio dolorante, corre sempre in difesa, e dopo sette tribolatissimi GP (in cui riesce a salire sul podio solo sulla sabbia amica di Valkenswaard) realizza che è inutile continuare in quelle condizioni, così accetta di sottoporsi all’intervento chirurgico. Una settimana dopo l’annuncio di questa decisione, però, è colpito da una grave infezione batterica, che lo costringe ancora in ospedale: superati i primi momenti di panico (le cure somministrate non sembravano produrre effetti) la situazione lentamente migliora e, dopo qualche settimana, il campione può finalmente tornare a concentrarsi sul ginocchio infortunato.

 

                   

La sensazione di tutti è che la carriera di Smets sia definitivamente finita, perché neanche uno come lui, a quasi 36 anni, può recuperare una forma accettabile per correre il mondiale in meno di un anno dopo tutto quello che ha passato. La Suzuki, però, conferma la fiducia nel suo pilota e per Joel, rigenerato nel fisico e con la moto perfettamente a punto dopo una stagione di “rodaggio”, è ormai una questione di principio: deve riuscire a portare in alto la gialla di Hamamatsu, ma soprattutto deve dimostrare a tutti di essere ancora in grado di vincere, per  chiudere la carriera a testa alta. E quando Smets si mette in testa una cosa è difficile dissuaderlo prima che sia riuscito a farla…

La prima gara del mondiale 2005 si corre a Zolder, in Belgio. Nella prima manche il campione della Suzuki corre in rimonta, ma nella seconda scatta davanti a tutti, di forza, e conduce senza esitazioni fino all’ultimo giro, con una cattiveria ed una voglia di vincere che quasi spaventano i suoi avversari. Il ritorno del Leone è un vero e proprio delirio: sul podio, nonostante la vittoria del GP sia di Everts, Joel è incoronato vincitore morale dal pubblico, e la rabbia di un anno di sofferenze si trasforma nella gioia più incontenibile. L’impresa è ripetuta anche nella gara successiva in Spagna, poi arrivano ancora podi, applausi, soddisfazioni ed un piazzamento nella top five finale che man mano che ci si avvicina alla fine si concretizza sempre più. Ma il destino ha già deciso che la carriera di Smets si debba chiudere in modo amaro e, dopo aver fallito l’anno precedente, stavolta riesce a scalfire la tempra d’acciaio del vecchio campione colpendolo con un nuovo, bruttissimo infortunio al ginocchio già lesionato a Mantova.

Generoso sia in pista che fuori, stimato e rispettato da tutti, Joel Smets ha costruito la sua carriera sul sacrificio e l’abnegazione, sopperendo alle iniziali carenze tecniche con una preparazione fisica da riferimento e migliorando di anno in anno la “qualità” della guida.

Abbandonato il circus iridato, ha continuato a correre il campionato belga e qualche gara internazionale (compresa la Sei Giorni) nel 2006, mentre l’anno successivo ha ulteriormente ridotto gli impegni nel cross per via dell’accordo raggiunto con BMW per sviluppare la nuova 450 da enduro; è comunque rimasto nell’ambiente che tanto a lungo lo ha ospitato in qualità di nuovo CT della nazionale belga.

 

                 

                  Con noi al GP di Faenza 2008

 

 

Ringrazio cortesemente Alessandro Castellani alias " Kaiser KTM " autore di questa bellissima biografia riguardante Joel Smets, inoltre ci tengo molto a ringraziare il fotografo Enzo Tempestini, autore della maggior parte delle foto presenti in questa pagina e Claudio Cabrini autore della foto di Smets in sella alla Honda CR 500. Le altre immagini sono tratte in massima parte da internet, qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a  famopar@libero.it , saranno subito rimosse.