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Michele Rinaldi
Foto : Claudio Cabrini Parmense, classe 1959, uno dei più grandi campioni di motocross, il primo Italiano a fregiarsi dell'alloro mondiale e una volta smessi i panni del pilota è diventato un abile team manager dapprima con la Suzuki e successivamente con Yamaha, con la quale continua ad avere grosse soddisfazioni. Disputa le prime gare nei campionati provinciali dei giochi della gioventù nel Parmense nel 1973, grazie ai risultati conseguiti in queste categorie viene ingaggiato dalla TGM, casa con la quale rimane fino al 1980, greggiando in praticamente tutte le classi, 50-125-250 e 500, oltre a diverse gare di regolarità. La TGM era una piccola casa Italiana che produceva moto di diverse cilindrate con motori Villa-Maico e Suzuki, ed è in sella alla TGM 125 a vincere una manche al GP di Jugoslavia l'otto Giugno del 1980, primo Italiano di sempre. Una settimana più tardi arriva bello carico al GP di Montevarchi, pronto ad una grande gara, vince entrambe le manche ed il GP, il primo pilota di motocross Italiano in sella ad una moto Italiana, una grande affermazione, inoltre a fine anno si classifica al secondo posto assoluto della classifica mondiale alle spalle del Belga Harry Everts. Nel 1981 passa dalla TGM alla Gilera, come compagno di squadra avrà Corrado Maddii ( che insieme a Maurizio Dolce e Ivan Alborghetti saranno fra i più forti avversari dell'epoca) nei due anni di permanenza con la squadra di Arcore ottiene due terzi posti nel mondiale 125, due coppe delle Nazioni con la nazionale nella squadra composta oltre che da lui da Maddii, Miele, Barozzi nel 1981 e insieme a Maddii, Magarotto e Andreani nel 1982, ma una serie di guasti tecnici con la conseguente consapevolezza da parte di Rinaldi di non poter lottare per il titolo mondiale gli fanno prendere la decisione di cambiare squadra per il 1983. Contrariamente alle esperienze di TGM e Gilera con la Suzuki Rinaldi non faceva parte al 100% dell'organizzazione aziendale, Sylvain Geboers era il coordinatore, colui che forniva le moto con i relativi ricambi e il camion con il quale Michele e il suo meccanico Aldini si recavano sui campi di gara. Dovevano gestirsi e gareggiare in maniera indipendente rispetto a Geboers ed al fratello Eric che incontravano nella gare mondiali. E' in lotta per il titolo, vince diverse manche di gara e GP, terminando la stagione al secondo posto alle spalle di Eric Geboers, a fine anno subisce un operazione ad un ginocchio e comincia a prepararsi al meglio per la stagione 1984, quando gli viene comunicato che la Suzuki, la squadra per la quale stava correndo e per la quale era impegnato contrattualmente per un altro anno, aveva deciso di ritirarsi dalle competizioni. Invece che passare ad un altra squadra Michele decise di correre sempre per la Suzuki nella stagione 1984 in forma privata, la Suzuki stessa per rispetto nei suoi confronti decise di lasciare camion, moto e ricambi della stagione precedente da utilizzare nella stagione 1984. Trova degli sponsor e si appresta ad affrontare la stagione insieme al suo meccanico, Aldini, ma purtroppo un infortunio seguito ad un intervento chirurgico lo costringono a saltare i primi GP, esattamente le prime sette manche. Ma grazie alla sua determinazione e alla costanza riesce a vincere diversi GP e recuperare punti, fino a vincere il titolo all'ultima gara di campionato, in Lussemburgo. Grazie a questo risultato ottiene un accordo simile sempre con Suzuki, corre per i successivi tre anni sempre con Suzuki ma nella categoria 250cc, dove nel 1986 ottiene un ottimo secondo posto alle spalle di Vimond, inoltre a fine anno con la squadra azzurra composta oltre che da lui da Maddii e Contini si classifica al terzo posto nel motocross delle nazioni che si corre a Maggiora. Sempre nel 1986 grazie alla Suzuki France ottiene una moto per poter partecipare alla Parigi Dakar, un suo sogno nel cassetto fin dai tempi della TGM, parte bene, ottiene la seconda posizione al prologo e per il resto della gara naviga intorno alla sesta/settima posizione finchè al nono giorno a causa di un incidente si infortuna di nuovo alla spalla e decide di ritirarsi. A fine 1987 decide di ritirarsi dalle competizione a soli 29 anni e intraprende la strada di Team Manager, creando una squadra, stavolta non per gestire se stesso come negli ultimi anni ma per far correre altri piloti, il primo sarà Rodney Smith, poi Van den Berk e Puzar con il quale conquisterà il titolo mondiale 250 nel 1990, sempre con Suzuki. DAl 1992 cambia marca e passa dalla Suzuki alla Yamaha, casa con la quale rimane coinvolto per tutto il resto della sua carriera, oltre che alla gestione sportiva lo vede coinvolto anche nello sviluppo tecnico e dove molti dei piloti passati sotto la tenda del team Rinaldi si fregeranno del titolo mondiale. Schmit nel 1992 conquista il titolo mondiale 250cc, Moore nel 1994 quello della 125, Bartolini il titolo della 500 nel 1999, ma intanto proprio in quell'anno le cose cambiano, il team Rinaldi cessa l'attività ed anche il rapporto con Yamaha. Nasce il Yamaha motocross team, praticamente il team di Yamaha Europe che gestisce Rinaldi in persona nella sua sede di Langhirano, proprio nel periodo in cui c'è un cambiamento tecnico epocale, ovvero il passaggio dal due al quattro tempi. Abbina l'attività sportiva ad un centro di ricerche e sviluppo. Intanto con Everts i titoli mondiali arrivano a iosa nelle file del team, intanto Michele lascia il ruolo di Team manager del team dapprima al fratello Carlo e successivamente a Massimo Raspanti, il team nel 2008 si fregia di un ulteriore alloro mondiale grazie a Philippaerts.
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