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Yves DeMaria
Marsigliese, classe 1972, Yves Demaria è stato uno dei grandi protagonisti del motocross europeo degli anni ’90. Un periodo davvero indimenticabile quello, perché i piloti che l’hanno “popolato” erano, prima ancora che grandi campioni, personaggi estrosi ed imprevedibili, dotati di una personalità fortissima e capaci di far letteralmente impazzire le platee. Nella stessa gara, dietro allo stesso cancelletto, si potevano trovare davvero piloti “per tutti i gusti”, e tutti fortissimi: c’erano i professionisti rigorosi come Chiodi o Bartolini, il talento naturale come Everts, il pilota “a cuore aperto” come Smets, i matti da legare come Healey, Vohland o Beirer, il veterano tutta esperienza come Nicoll, il giovane fenomeno alla Tortelli, il “regolare” come Bervoets, tanti ottimi outsider (Karlsson, Herring, Bolley, Johansson) e gli incostanti come Puzar o Demaria. Ecco quindi l’aggettivo perfetto con cui definire Yves: incostante. Un pilota eclettico e talentuoso come pochi, ma fortemente penalizzato dagli infortuni e dall’incapacità di “reggere” psicologicamente il peso di un’intera stagione iridata, che ha raggiunto la maturità solo quando ormai il fisico non gli consentiva più di esprimersi al massimo. Demaria si affaccia al motocross che conta nel 1989, non ancora diciottenne, con una Yamaha 125 ed un nomignolo che è tutto un programma stampato sui pantaloni: “The Fly”, rapidamente tramutato in “Tefli”, il marchio di fabbrica che lo accompagnerà per tutta la sua lunghissima carriera. Alla sua prima stagione completa nel mondiale, quella del grande duello Parker - Puzar vinto dall’americano su KTM, Yves conclude il campionato all’ottavo posto e si guadagna i galloni di “nuovo fenomeno” e “pronto erede” di Jean-Michel Bayle come bandiera del cross francese in Europa. Il 1990 conferma queste tesi, con un Demaria in continua crescita che si piazza più stabilmente nelle primissime posizioni.
Foto : Stefano Spadavecchia
Nel 1991 viene ingaggiato dalla Suzuki, conclude al quarto posto e, visto il passaggio in contemporanea alla 250 di Everts, Moore e Schmit (i tre grandi dominatori della categoria) si candida tra i favoritissimi per la stagione successiva. Ed infatti il 1992 comincia alla grande per Tefli, che dopo poche gare vince il GP di casa a Plomion e si piazza in vetta alla classifica generale; ma subito dopo l’acclamatissimo trionfo francese arriva un lungo periodo di crisi, coinciso con qualche “botto” pesante di troppo e tante gare demotivate, che costringono Yves a lasciare la gloria all’emergente sudafricano Greg Albertyn e ai due olandesi Strijbos e Tragter. Emerge quindi, per la prima volta, quella latente incapacità di gestire la pressione di un campionato vissuto come favorito e di affrontare tutta la stagione seriamente, sia nelle gare ma soprattutto negli allenamenti; un limite che, come il nomignolo Tefli, contraddistinguerà tutta la carriera del marsigliese. Nel 1993 Demaria riparte coi favori del pronostico, vince molte gare e “resiste” più a lungo nella lotta per il titolo, però alla fine deve accontentarsi della seconda posizione dietro al regolarissimo compagno di squadra Pedro Tragter. A fine stagione decide di passare alla classe regina, la 250, con una Honda sponsorizzata Pepsi. Il debutto di Yves nella quarto di litro entusiasma pubblico e critica: costantemente coi primi, spesso e volentieri autentico “ago della bilancia” della sfida iridata tra Everts e Albertyn, finisce la stagione in terza posizione, e si candida, ancora una volta, tra i favoritissimi al titolo per la stagione successiva, al punto che il team Yamaha - Rinaldi decide di puntare tutto su di lui. La scelta del manager parmense è avvalorata anche dalla splendida prestazione al Cross delle Nazioni di Roggenburg, in cui Tefli vince una manche con la Honda 500 e trascina la Francia al terzo posto finale.
Foto : www.Erbinspictjers.be
L’inizio del 1995 è contraddistinto da molte vittorie per Demaria, che sembra il vero schiacciasassi del mondiale, ma poco prima di metà stagione arriva un brutto infortunio che lo costringe a concludere anzitempo il campionato e ad accantonare, ancora una volta, i sogni iridati; il rientro avviene appena in tempo per disputare il Nazioni e contribuire a portare la Francia di nuovo sul podio. Rinaldi, visto anche il buon rientro in pista, non perde la fiducia in Yves e lo tiene in squadra anche nel 1996, ma i risultati non sono proprio entusiasmanti e prima ancora di concludere la stagione arriva il divorzio tra pilota e team: Demaria finisce il campionato al quarto posto e partecipa al Cross delle Nazioni con la Honda.
Foto : Stefano Spadavecchia
Da questo momento in poi saranno tempi difficili per Tefli, alle prese più con infortuni e problemi personali che con gli avversari in pista: nonostante la possibilità di correre col team Martin nel 1997 (nono a fine campionato) e la Kawasaki di Jan de Groot (insieme a Tortelli) nel 1998, i risultati si fanno sempre più deludenti e le apparizioni nelle zone alte della classifica sempre più sporadiche, e la fiducia dei vari team manager in lui è ormai praticamente nulla. Nel 1999 nessuno ha una 250 da affidare a Demaria, che quindi si vede costretto a cercare fortuna in altri lidi per rilanciare una carriera caduta troppo presto in declino: alla fine la scelta ricade sulla Husqvarna e sul mondiale 500. E’ la scommessa che serviva ad Yves per ritrovare motivazioni e velocità: la prima gara della stagione si corre in Francia, a Castelnau de Levis, e Tefli, trascinato dal solito caloroso pubblico transalpino, combatte un magnifico duello con Alex Puzar (altro debuttante di lusso nella classe maggiore), spuntandola nell’assoluta e conquistando l’accesso nel ristrettissimo club dei piloti capaci di vincere almeno un Gran Premio in tutte e tre le cilindrate. Demaria prosegue la stagione piazzandosi con regolarità tra i primi e, nonostante qualche ritiro di troppo, rimane a lungo l’avversario più vicino al capoclassifica Bartolini; a fine stagione, però, un infortunio lo costringe a rinunciare all’inseguimento (divenuto ormai disperato) e a concentrarsi solo sul recupero della forma in vista della stagione successiva.
Foto : www.Erbinspictjers.be I buoni piazzamenti in 500 valgono ad Yves il ritorno alla classe che più ama, la 250, in sella alla Yamaha del team Free Time. È un campionato altalenante quello di Tefli, in “ossequio” a quello che ormai tutti gli appassionati sanno di lui: all’inizio alterna discreti piazzamenti a risultati imbarazzanti, poi verso fine stagione si riprende, vince qualche manche e domina a mani basse il GP di Namur, anche se comunque il numero di ritiri accumulato è altissimo. Alla fine è settimo, senza entusiasmare più di tanto, però questo basta al team (che cambia nome in Yamaha Skittles) per confermarlo anche nel 2001, in cui Yves realizza più o meno gli stessi piazzamenti, raccogliendo però a fine stagione la grandissima soddisfazione della vittoria al Cross delle Nazioni di Namur; un evento funestato dalle stragi dell’11 settembre (motivo per cui gli americani non partecipano) e a cui la Francia si presenta con una squadra ampiamente rimaneggiata: Demaria – Vuillemin – Seguy, senza i grandi alfieri Pichon, Bolley e Tortelli. Tefli è il “capitano” morale e, da grande condottiero, lotta dall’inizio alla fine di entrambe le sue manche, trascinando la squadra all’insperata vittoria finale davanti ad un Belgio pasticcione.
Foto : www.Erbinspictjers.be Nel 2002 Yves torna alla 500, stavolta come pilota ufficiale KTM, che lo ritiene la seconda guida ideale per Smets (soprattutto se paragonato a Bervoets, seconda guida di Everts). E’ una stagione tutto sommato positiva per il marsigliese, quinto alla fine nonostante la solita sfilza di ritiri/infortuni e grande protagonista della fase centrale del campionato, in cui riesce anche a togliersi la soddisfazione di vincere il GP d’Italia a Castiglion del Lago (dove i francesi piazzano una storica tripletta 125-250-500 con Maschio, Pichon ed appunto Yves). La coppia Smets – Demaria (con l’aggiunta di Garcia Vico) viene confermata dalla KTM al via della classe 650 - ex 500 anche per il 2003, ma se per Smets sarà una marcia trionfale per Tefli sarà un’annata da dimenticare: al secondo GP della stagione, infatti, cade malamente e s’infortuna alle vertebre, rimanendo fuori per tutta la stagione e rischiando anche la paralisi. Tutti sono convinti che la carriera di Yves sia al capolinea, ma lui la pensa diversamente e la KTM decide di credere nella sua determinazione, affidandogli il buon nome del suo team ufficiale in MX3 (con manager Jacky Martens): questo nuovo torneo, nato per rimpiazzare almeno parzialmente il “buco” lasciato dalla fusione tra 250 e 500, è più breve e di livello più basso rispetto ai “mediatici” MX1 ed MX2, ma (come mi dirà poi lo stesso Yves) è pur sempre un campionato del mondo e per correrci un pilota deve fare gli stessi sacrifici che servono per correre in MX1. Tefli raccoglie con entusiasmo la sfida, intuisce la grande possibilità che la KTM gli ha offerto e si mette d’impegno ad inseguire i due italiani Bricca e Beggi, che sfruttando i suoi problemi tecnici hanno vinto la prova inaugurale di Asti; alla fine della stagione recupera lo svantaggio sul duo del Max Team e si aggiudica, a 32 anni, il primo titolo mondiale della sua carriera. Viste le poche gare in programma, trova anche il modo di disputare qualche GP della MX1 e, nella gara di casa a Saint-Jean d’Angely, si toglie la grandissima soddisfazione di chiudere al terzo posto la seconda manche.
Foto : Alessandro Castellani
Nel 2005 Demaria rimane in MX3 (che ha notevolmente allungato il suo calendario), nonostante qualche manager della MX1 abbia pensato a lui durante l’inverno, perché si trova a meraviglia in un campionato di cui è diventato il simbolo assoluto e in un ambiente molto meno esasperato di quello della MX1. Tuttavia la conferma del titolo è decisamente più difficile del previsto, a causa soprattutto di Sven Breugelmans (l’altro ufficiale KTM), che sulla sabbia vola e sul duro si difende con tenacia, riuscendo alla fine a strappare la tabella numero 1 al suo esperto compagno. Tefli, scottato dalla “batosta”, nel 2006 parte determinatissimo a riconquistare il titolo e si dimostra nettamente più forte di tutta la concorrenza ma, a causa di un fastidiosissimo infortunio al ginocchio che lo tormenta da metà campionato in poi, è costretto a sudarsi la vittoria fino all’ultima gara contro l’indomabile Breugelmans; alla fine della stagione, dopo i festeggiamenti per il secondo alloro iridato e la sorprendente convocazione al Cross delle Nazioni di Matterley Basin, la KTM lo “scarica” ritenendolo probabilmente troppo vecchio per recuperare una forma fisica accettabile.
Foto : Gian Luca Borgognoni
Yves lo prende come un vero e proprio affronto, per cui decide di posticipare il ritiro ed affrontare un’altra stagione di sacrifici (considerati i problemi ancora irrisolti al ginocchio) per rovinare a tutti i costi i piani della KTM. Mette in piedi in un battibaleno, con l’aiuto di Yamaha Francia e di qualche sponsor amico, una squadra con un budget talmente risicato da non potersi permettere neanche di correre tutte le prove del campionato nazionale, ma è l’orgoglio del campione che lo spinge ad andare avanti. Gestisce la stagione con intelligenza, attacca quando può e per il resto bada a non fare errori, sfruttando invece quelli dei suoi arrembanti avversari (Coisy, Martin e Breugelmans su tutti), ed alla fine della giostra è ancora una volta davanti a tutti, chiudendo la carriera con la grande soddisfazione del terzo titolo mondiale e qualche sassolino nella scarpa in meno. A partire dal 2008 Tefli, come detto, ha abbandonato l’attività professionistica, ma non le competizioni: nonostante un nuovo infortunio al ginocchio, corre infatti i famosi “enduroni” sulle spiagge francesi (Touquet) e qualche gara a sua scelta di campionato francese o mondiale MX3, tutto solo per il gusto ancora intatto di andare in moto.
Ringrazio cortesemente Alessandro Castellani alias " Kaiser KTM " autore di questa bellissima biografia riguardante Yves DeMaria, inoltre ci tengo molto a ringraziare il fotografo Stefano Spadavecchia, lo stesso Alessandro Castellani e Gianluca Borgognoni autori della maggior parte delle foto presenti in questa pagina. Le altre immagini sono tratte in massima parte da internet, qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a famopar@libero.it , saranno subito rimosse.
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